Dal 18 settembre 2026 la U.S. Customs and Border Protection (CBP) ha avviato controlli molto più rigorosi sui dati degli Importer of Record (IOR), il soggetto legalmente responsabile di ogni importazione negli Stati Uniti. È il primo effetto concreto dell’Executive Order 14411, “Strengthening Customs Enforcement”, firmato dal Presidente Trump il 3 giugno 2026 per contrastare l’elusione doganale e rafforzare la trasparenza delle catene di fornitura.

Per le aziende italiane che esportano o hanno una presenza commerciale negli Stati Uniti, è una novità da non sottovalutare.

Cosa cambia in pratica

La nuova normativa introduce requisiti finanziari e patrimoniali più severi per chi si qualifica come importatore, criteri più stringenti per i customs bond (le garanzie doganali) e verifiche più approfondite sui titolari effettivi delle società coinvolte. CBP ha inoltre il potere di invalidare il numero identificativo di un IOR quando i dati registrati risultano incompleti o inesatti, bloccando di fatto le importazioni fino a regolarizzazione.

Un punto centrale riguarda la distinzione tra Importer of Record statunitense e straniero (Foreign IOR): per qualificarsi come importatore USA, un’azienda estera deve ora dimostrare una presenza reale sul territorio americano, con sede operativa, attività economica sostanziale e risorse patrimoniali adeguate.

Chi è più esposto

Le aziende più coinvolte sono quelle che vendono in America in DDP (Delivered Duty Paid) affidandosi a un Foreign Importer of Record, prassi finora molto diffusa tra gli esportatori italiani. Come ha commentato Lucio Miranda di ExportUSA: “l’era del DDP facile e delle scorciatoie doganali è finita”.

Cosa fare da subito

  • Verificare chi svolge oggi il ruolo di Importer of Record per le proprie spedizioni
  • Aggiornare i dati registrati presso CBP
  • Rivedere le garanzie doganali (customs bond) in essere
  • Rianalizzare i contratti di vendita in DDP alla luce dei nuovi rischi
  • Valutare, dove opportuno, la costituzione di una società o filiale negli Stati Uniti, per operare come Importer of Record statunitense con maggiore stabilità e controllo

Quest’ultimo punto è spesso la soluzione più solida nel lungo periodo: avere una struttura legale propria negli USA riduce l’esposizione ai rischi doganali e semplifica i rapporti con CBP. È uno degli ambiti in cui il nostro team segue quotidianamente le aziende italiane, dalla costituzione della società alla gestione amministrativa della filiale.

Se vuoi capire come la nuova normativa impatta la tua attività, contattaci: possiamo aiutarti a valutare la situazione e i passi da compiere.

Fonti: The White House (Executive Order 14411), U.S. Customs and Border Protection, Federal Register, ExportUSA, BusinessWeekly.it